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Definizione

Chi è il cafone?


Riconoscere il cafone è facile. Definirlo è più difficile. Si può provare a dare una definizione di “cafone” attraverso il suo contrario: “elegante”.
L’eleganza nasce dalla misura: dalla capacità di sapersi regolare a seconda delle situazioni, dal riconoscimento e dal rispetto autentico, e profondo, degli altri: della loro esistenza, e del loro diritto di esprimersi.

L’eleganza è la capacità di trovare la strada  per ottenere - con naturalezza, senza sovraesposizioni, e senza esibizionismi - il consenso sociale, l’approvazione e l’ammirazione degli altri: tutte cose a cui anche il cafone, ovviamente, ambisce. Ma chi è elegante raggiunge questi obbiettivi con un senso della misura e dell’opportunità del tutto estranei al cafone, che della “società dell’immagine” tutto quello che ha capito (sbagliando drammaticamente) è che bisogna mettersi in mostra, farsi notare a tutti i costi.

La cafonaggine è agli antipodi dell’eleganza per la mancanza di libertà di scelta che la contraddistingue: mentre la persona elegante sa sempre scegliere, tra le varie opzioni, quella adatta al contesto, il cafone è “l’uomo che non può scegliere mai”. La sua grande insicurezza di fondo lo costringe infatti a un solo comportamento: quello dell’individuo ipersicuro di sé.

E’ per questo che il cafone è chiassoso, esibizionista,  prepotente.

Passando attraverso il suo contrario, siamo forse arrivati alla definizione cercata: il cafone è un coatto. Nel senso letterale di “costretto”.

In termini clinici, si definisce “coatto” chi è obbligato a comportarsi in un solo modo, e sempre quello, perché il suo assetto psicologico  non gli consente altro tipo di comportamento.

Il cafone e il maleducato


Si tende a identificare il cafone con il maleducato: ma non è così.

Il cafone è assai spesso un maleducato: ma non tutti i maleducati sono cafoni. A illuminarci sulle differenza tra questi due termini è la parola che si usa a Napoli per maleducato: “scostumato”. Che significa “privo di costumi adeguati”. Il maleducato è esattamente questo: uno che ignora, essendo (stato) male/educato, le regole del vivere civile. Regole che non di rado – occorre dirlo – sono delle pure convenzioni. Oltre a ignorare le norme della buona educazione, spesso il maleducato ha un problema ulteriore: non sa di non conoscerle. Crede perciò di sapersi comportare in società. E questo lo espone alla critica dei beneducati. Il maleducato dà il meglio di sé a tavola, ma riesce a fasi riconoscere in molte altre occasioni sociali; non è mai gentile, perché non sa come regolarsi.

La condizione del maleducato può essere imbarazzante, o spiacevole, per lui, e per  gli altri: ma non è drammatica. Se il maleducato prende coscienza (qualche volta succede) del fatto di non sapersi comportare adeguatamente in certi contesti, può anche decidere - se gli va, o se gli torna utile - di mettersi in pari col galateo. O almeno di provare a farlo.  

L’apprendimento non sarà breve, né facile: ma potrà comunque dare buoni risultati. In quest’impresa potrà farsi aiutare da amici più educati di lui (ma in genere si stringe sodalizio con persone di livello socio-culturale abbastanza simile al proprio). O può far da sé: la TV e il web forniscono molte occasioni per imparare come si sta a tavola, in salotto, in società.

Oggi tutto questo è più facile di ieri: i codici di comportamento corretto si vanno sempre più globalizzando, e semplificando.

Il maleducato va perciò considerato una specie in via di estinzione. Presto sarà necessario dichiararla specie protetta, anche per non rinunciare a tutta una serie di comportamenti molto divertenti, nella loro rozzezza, per le persone  beneducate.

Il cafone è invece una specie in via di estensione: mentre la maleducazione è un fenomeno (sotto)culturale, la cafonaggine è un modo di essere. Uno stile di vita (pur se del tutto privo di stile).   

Essere cafoni non ha nulla a che fare con le regole: il maleducato non è necessariamente un cafone, mentre il cafone può conoscere  perfettamente monsignor Della Casa e la sua opera, ma rimanere un cafone a tutti gli effetti. Un cameriere di un grande albergo, il commesso di un negozio di lusso possono aver appreso tutte le regole necessarie per svolgere bene il loro lavoro, ma restare dei cafoni ugualmente.  Questo vale anche per chi ha titoli nobiliari e conosce perfettamente i codici di comportamento.Si puo' essere cafoni lo stesso.